La testimonianza di Liliana Lucica, Akasha Awareness Facilitator, racconta un passaggio profondo: scoprire che l’amore per sè non è un’idea astratta, ma un’esperienza viva da sentire nel corpo, nel cuore e nella quotidianità.
Ti è mai capitato di cercare pace fuori di te, nelle risposte degli altri, negli eventi o nelle condizioni della vita, senza riuscire davvero a trovarla?
Attraverso l’Akasha, la pratica costante e la connessione con il proprio mondo interiore, Liliana ha imparato a trasformare dolore, blocchi e difficoltà in una nuova presenza.
Non una vita senza sfide, ma una vita abitata da più luce, più amore e più fiducia.

Amore per se: quando la pace nasce dentro
Liliana racconta che, negli ultimi mesi, la sua esperienza con l’Akasha è cambiata profondamente.
Dopo un periodo intenso, fatto di passaggi difficili e blocchi da attraversare, ha scoperto una connessione più semplice, più immediata, più naturale.
All’inizio, come spesso accade, la connessione con l’Akasha passava attraverso meditazioni, pratiche e momenti dedicati. Poi, con il tempo e la costanza, qualcosa si è integrato nella sua vita quotidiana.
Oggi le basta chiudere gli occhi, portare la mano sul cuore e ascoltare. Da quello spazio arrivano risposte, presenza e pace.
Questo non significa che la pratica non serva più. Al contrario, è proprio la pratica costante che ha reso possibile questa naturalezza.
Giorno dopo giorno, Liliana ha costruito una relazione più intima con se stessa, fino a sentire che l’Akasha non è un luogo lontano da raggiungere, ma una connessione sempre presente.
L’amore per sè nasce anche da qui: dal riconoscere che dentro di te esiste uno spazio a cui puoi tornare.
Akasha nella vita quotidiana
Uno degli aspetti più importanti della testimonianza di Liliana è l’integrazione. L’Akasha non viene vissuto solo come una pratica spirituale da fare in momenti speciali, ma come una presenza che accompagna la vita di ogni giorno.
Ogni emozione, pensiero, intenzione e gesto lascia una vibrazione nel campo. Per questo la connessione con l’Akasha non si accende e si spegne, è sempre presente; a cambiare è il tuo livello di consapevolezza.
Quando inizi a vivere con questa attenzione, ti accorgi che il tuo mondo interiore dialoga continuamente con la realtà esterna.
Ciò che vivi dentro può influenzare il modo in cui rispondi agli eventi, alle persone, alle difficoltà e alle relazioni.
Liliana racconta che le persone intorno a lei percepiscono il cambiamento. Alcune lo accolgono, altre ne sono spaventate, altre ancora non riescono a comprenderlo. È normale.
Quando una persona cambia vibrazione, chi era abituato a vederla in un certo modo può sentirsi disorientato.
Ma non serve convincere nessuno. La luce si condivide prima di tutto attraverso la presenza.

Risveglio interiore e realtà specchio
Nel percorso di Liliana emerge un tema centrale: il risveglio interiore. Risvegliarsi non significa sentirsi nella perfezione o non vivere più difficoltà; significa vedere la realtà con occhi nuovi.
Anche quando accade qualcosa di doloroso, spiacevole o inatteso, puoi entrare in reazione, puoi sentire tristezza, piangere, attraversare un momento difficile. La differenza è che non resti necessariamente in questa trappola.
Liliana racconta proprio questo passaggio: quando accade qualcosa che la tocca, vive l’emozione, la attraversa, la trasmuta e poi può tornare alla gioia, al sorriso, alla danza, alla pace.
Per chi osserva dall’esterno, questo può sembrare incomprensibile. Come puoi tornare alla luce se la situazione materiale non è ancora cambiata?
La risposta è dentro. Quando trasformi il tuo stato interiore, non dipendi più completamente da ciò che accade fuori. La realtà esterna può richiedere tempo per modificarsi, ma dentro puoi già scegliere una nuova vibrazione.
Questo è il cuore della realtà specchio: non si tratta di negare la vita, ma di non consegnarle tutto il tuo potere.
Dall’attaccamento all’amore vero
Uno degli insegnamenti più profondi condivisi da Liliana riguarda la differenza tra amore e attaccamento.
Spesso diciamo di amare qualcuno, ma dentro quel sentimento possono nascondersi paura, bisogno, controllo, dipendenza o timore dell’abbandono.
Questo non significa che l’amore non ci sia. Significa che spesso è mescolato a vibrazioni che lo rendono meno libero.
L’amore vero, invece, lascia spazio; non possiede, non trattiene, non pretende che l’altra persona sia diversa per farci stare bene.
Liliana racconta che uno dei passaggi più importanti è stato comprendere che anche quando una persona ti ferisce, puoi scegliere di non rispondere con lo stesso dolore.
Puoi riconoscere ciò che è accaduto, proteggerti se necessario, prendere distanza se serve, ma non chiudere il cuore.
Questo non giustifica comportamenti che fanno male. Ognuno resta responsabile delle proprie azioni.
Ma dentro di te può nascere uno spazio nuovo: io ti vedo, riconosco ciò che è accaduto, scelgo di lasciarti andare se è necessario, ma non rinuncio all’amore.
Questa è una libertà profonda.

La pratica costante come via di trasformazione
Liliana sottolinea un aspetto essenziale: il cambiamento non è arrivato da un giorno all’altro. Da anni dedica ogni giorno tempo alla pratica, alla meditazione, al respiro e alla connessione con se stessa.
Questo è importante perché molte persone cercano una trasformazione immediata. Vorrebbero pace, amore e presenza senza attraversare il lavoro quotidiano che permette di radicarsi.
La pratica non è un obbligo. È una forma di cura. È il momento in cui torni a te, ascolti il corpo, osservi il cuore e ti apri alla possibilità di ricevere una risposta più profonda.
Con il tempo, la pratica smette di essere qualcosa che fai e diventa qualcosa che sei: la connessione diventa più naturale, le risposte arrivano con più semplicità, la pace diventa più accessibile.
Non perché la vita smetta di portare sfide, ma perché tu impari a incontrarle da uno spazio diverso.
Guarigione vibrazionale e sostegno agli altri
Nel suo ruolo di facilitatrice, Liliana racconta anche l’esperienza di accompagnare persone in difficoltà.
In particolare, condivide il caso di una persona che viveva un forte dolore fisico e che, dopo alcune sessioni, ha sperimentato un alleggerimento.
È importante mantenere prudenza: l’intento del lavoro spirituale non è sostituire un percorso medico né promettere guarigioni fisiche.
Il lavoro avviene prima di tutto sul piano energetico, spirituale e vibrazionale. Quando una persona ritrova più pace, riposo e apertura, anche il corpo può rispondere in modo diverso.
Questo mostra però un punto prezioso: quando una facilitatrice lavora da uno spazio di amore, presenza e connessione, può offrire un sostegno profondo.
Non si tratta di fare qualcosa all’altra persona, ma di creare uno spazio in cui possa ritrovare contatto con la propria luce.

Conclusione
La testimonianza di Liliana mostra che l’amore per sé è un cammino reale, fatto di pratica, presenza e trasformazione.
Non nasce dalle parole, ma dall’esperienza: dal guardarti allo specchio e sentire finalmente amore, dal riconoscere la tua luce anche dopo il dolore, dal comprendere che puoi attraversare una difficoltà senza perdere il contatto con il cuore.
L’Akasha diventa così una via dell’amore: non una pratica divinatoria, ma un percorso di risveglio dell’essere. Una via che ti aiuta a ricordare chi sei, ad amare con più libertà e a vivere il presente con più pace.
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