Testimonianza Facilitatrice Akasha Awareness – Maria Tiberio

È mai nata in te la domanda se la vita dopo la morte sia solo un quesito della mente o una percezione che può nascere da un’esperienza profonda dell’anima? 

La testimonianza di Maria Tiberio, facilitatrice Akasha Awareness, parte da un vissuto molto intenso: un’esperienza di premorte che le ha permesso di percepire l’essenza oltre il corpo, oltre la mente e oltre la forma visibile dell’esistenza. 

Da quel momento, il suo rapporto con la spiritualità è diventato naturale, intimo, reale. Sentiva, però, il bisogno di trasformare quella esperienza personale in strumenti concreti da condividere con gli altri. 

Il suo cammino racconta il passaggio dalla percezione alla pratica, dal contatto con le guide interiori alla presenza nel respiro, fino alla scelta dell’Amore universale come via quotidiana.

Vita dopo la morte: quando l’esperienza cambia lo sguardo

Maria arriva al percorso Akasha Awareness dopo aver già vissuto una connessione molto forte con il campo akashico. 

La sua esperienza di premorte le aveva aperto una percezione diversa della realtà: non sei soltanto corpo, non sei soltanto mente, non sei soltanto storia personale.

In quella soglia, Maria racconta di aver percepito l’essenza di cui siamo fatti. Una dimensione più ampia, più luminosa, più sottile, che continua a esistere oltre ciò che i sensi possono misurare. 

Da lì nasce anche il suo rapporto con il tema della vita dopo la morte, non come teoria da dimostrare, ma come esperienza da integrare.

Il passaggio successivo, però, è stato importante: non restare solo nella propria esperienza personale. Maria sentiva il desiderio di condividere, ma le mancavano strumenti chiari, ordinati e trasmissibili. 

Non bastava aver vissuto qualcosa di profondo. Serviva imparare a portarlo nella relazione con le altre persone, con umiltà e presenza.

Akasha Awareness: trasformare il sentire in strumenti concreti

Uno degli aspetti più importanti della testimonianza di Maria è questo: la spiritualità ha bisogno di radicamento. 

Puoi avere intuizioni, percezioni, connessioni profonde, ma se non sai come integrarle nella vita quotidiana rischiano di restare esperienze isolate.

Akasha Awareness, per lei, diventa un metodo per dare forma a ciò che già sentiva. Non un modo per fuggire dalla materia, ma per imparare a lavorare su di sé e con gli altri in modo più consapevole.

Il percorso le offre strumenti per facilitare processi di guarigione vibrazionale e spirituale, senza la pretesa di fare qualcosa al posto dell’altro. 

Questo punto è fondamentale. Il facilitatore non aggiusta, non salva, non impone, ma accompagna.

Quando lavori con un’altra persona, il vero compito è fare un passo indietro; diventare canale, presenza. 

Lasciare che il campo, l’Akasha e l’anima della persona mostrino ciò che è pronto a emergere. È un lavoro delicato, che richiede ascolto, umiltà e sospensione del giudizio.

Respiro nel Cuore: la porta del qui e ora

Tra tutti gli strumenti incontrati, Maria sottolinea il valore del Respiro nel Cuore

Pur avendo già una capacità naturale di stare nel momento presente, ha scoperto quanto portare attenzione al respiro possa diventare una porta di centratura.

Il Respiro nel Cuore non è solo una tecnica. È un modo per tornare dentro, per non perderti nei pensieri, per svuotare gradualmente la mente e ritrovare il contatto con la tua essenza.

Essere nel qui e ora non significa semplicemente essere fisicamente presenti. Puoi essere in una stanza e, nello stesso tempo, essere lontano: nel passato, nel futuro, nelle paure, nei giudizi, nelle aspettative. 

La presenza vera è diversa. È uno stato in cui senti il corpo, ascolti il cuore e percepisci il campo della realtà con più ampiezza.

Per Maria, il respiro diventa quindi uno strumento pratico di spiritualità quotidiana. Ti riporta al centro e ti aiuta a riconoscere ciò che accade dentro di te prima di reagire fuori. 

Il Respiro nel Cuore ti permette di vivere la connessione con l’Akasha non come concetto astratto, ma come esperienza incarnata.

Sospensione del giudizio: liberarti dal peso verso te

Una delle trasformazioni più grandi che Maria racconta riguarda il giudizio. Non tanto il giudizio verso gli altri, ma quello verso se stessa.

Attraverso strumenti come la Regressione alle Vite Passate, ha potuto osservare esperienze, memorie e frammenti dell’anima da una prospettiva più ampia. 

Questo le ha permesso di comprendere quanto spesso il peso non nasca solo dagli eventi, ma dal modo in cui li giudichi.

Quando ti identifichi con il corpo-mente, vivi molte esperienze come colpa, errore, fallimento o ingiustizia. 

Quando invece ti apri a una visione più ampia, inizi a riconoscere che la vita è esperienza. Ogni passaggio, anche quello difficile, può contenere una lezione evolutiva.

Sospendere il giudizio non significa giustificare tutto o diventare indifferente. Significa guardare la realtà senza aggiungere ulteriore sofferenza, osservare lo specchio e comprendere che, se una macchia appare fuori, forse qualcosa dentro chiede attenzione.

Questo cambio di sguardo può alleggerire profondamente; ti aiuta a uscire dalla colpa e a entrare nella responsabilità.

Guide interiori e amore universale

Maria racconta di aver avuto un contatto forte con i maestri e con le guide interiori già nella sua esperienza personale. Nel percorso, però, questa connessione diventa più strutturata, più condivisibile, più radicata.

Le guide interiori non sono viste come entità da cui dipendere, ma come presenze che accompagnano il cammino. Ti aiutano a elevare la prospettiva, a non restare nelle trappole della mente e a ricordare che sei parte di qualcosa di più grande.

Nel lavoro con gli altri, Maria percepisce spesso l’unità dell’essere umano. Quando entra in connessione con il campo e facilita una sessione, sente che non esistono realmente separazioni rigide. 

Siamo tante gocce nello stesso oceano, tante sfere di luce dentro un’unica coscienza.

Questa percezione porta con sé anche una grande responsabilità. 

Se tutto è connesso, allora ogni pensiero, gesto e scelta hanno un valore. Non vivi nella separazione dal mondo e per questo puoi contribuire, con la tua presenza, a renderlo più luminoso.

Bambini, genitori e nuove anime

Il progetto futuro di Maria è molto chiaro: lavorare con i bambini e con i genitori. Sente che in questo momento storico sia importante tornare alle origini e preparare una realtà più accogliente per le nuove anime che arrivano.

I bambini, nella sua visione, sono spesso anime molto luminose, già pronte, sensibili e profonde, ma entrano in un mondo che può appesantirli con condizionamenti, paure, inconsapevolezze e vecchi modelli.

Per aiutarli davvero, non basta rivolgersi solo a loro, ma è necessario accompagnare anche gli adulti di riferimento: genitori, educatori, familiari. Perché sono proprio le relazioni primarie a trasmettere molte delle grandi lezioni che l’anima sceglie di attraversare.

Quando un genitore inizia a conoscersi, a sospendere il giudizio, a comprendere il karma come azione e responsabilità, può costruire uno spazio più amorevole per il bambino. Non perfetto, ma più consapevole e questo può cambiare molto, soprattutto nel considerare il rapporto tra vita e morte.

Conclusione

La testimonianza di Maria mostra che la vita dopo la morte non è soltanto una domanda sul futuro dell’anima, ma anche un invito a vivere meglio il presente. 

La sua esperienza di premorte le ha aperto una percezione profonda dell’essenza, ma il cammino successivo le ha permesso di trasformare quella percezione in strumenti concreti: Respiro nel Cuore, sospensione del giudizio, connessione con le guide interiori e lavoro nel campo akashico.

La vera spiritualità non ti allontana dalla vita. Ti insegna ad abitarla con più presenza, Amore universale e responsabilità. 

Ogni esperienza può diventare opportunità, ogni incontro può diventare specchio, ogni respiro può riportarti a casa.

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Immagine di Swami Leandro

Swami Leandro

Spiritual Teacher. Mentore. Autore.

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